Una domanda che pochi si pongono, ma che sta diventando sempre più rilevante nell'era digitale.
Il Tribunale di Venezia, con un'ordinanza dello scorso giugno, ci ricorda un principio fondamentale: i diritti sui dati personali non muoiono con noi. O almeno, non automaticamente.
Secondo quanto previsto dal nostro Codice Privacy (che recepisce il GDPR), gli eredi e altri soggetti legittimati possono esercitare i diritti del defunto – accesso, cancellazione, rettifica – anche dopo la morte. C'è però un "ma" importante.
Il potere della volontà individuale
Possiamo decidere di bloccare questo accesso. Ma attenzione: non basta cliccare "accetto" sulle condizioni d'uso di un servizio cloud o di un social network.
Per essere valido, il divieto deve essere:
- Specifico e chiaro
- Libero da condizionamenti
- Informato
- Inequivocabile
- Espresso per iscritto
In altre parole, le clausole standard dei servizi digitali che escludono il trasferimento dell'account agli eredi? Non bastano. Serve una manifestazione di volontà vera e propria.
Quando il "no" non può valere
Anche se abbiamo espresso il nostro divieto, ci sono situazioni in cui gli eredi possono comunque accedere ai nostri dati:
- Quando servono per difendere diritti patrimoniali legati alla successione
- Quando sono necessari per tutelare interessi legittimi in giudizio
Il tribunale chiarisce un altro aspetto pratico: non serve dimostrare che l'azione legale avrà successo. Basta che i dati siano astrattamente rilevanti per la difesa dei propri diritti.
La corsa contro il tempo
C'è un problema concreto: molti servizi digitali cancellano automaticamente gli account dopo periodi di inattività. Ed è qui che la questione diventa urgente.
Il rischio di perdere definitivamente dati potenzialmente utili agli eredi giustifica, secondo il tribunale, l'adozione di misure cautelari immediate.
Riflessioni finali
Questa decisione ci pone davanti a una realtà: la nostra identità digitale sopravvive a noi, a meno che non decidiamo altrimenti. E se vogliamo decidere, dobbiamo farlo in modo esplicito e documentato.
Vale la pena fermarsi a riflettere: quali sono le nostre volontà in merito? Vogliamo che i nostri cari possano accedere ai nostri contenuti digitali, o preferiamo che certe informazioni restino private per sempre?
Non è solo una questione legale. È una questione di scelte consapevoli sulla nostra eredità nell'era digitale.
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